12/11/2026 - 16/01/2027
Karl Plattner - Riflessi dell'animo
A quarant'anni dalla scomparsa — avvenuta a Milano l'8 dicembre 1986 — Karl Plattner (Malles Venosta, 1919 – Milano, 1986) resta la figura più rilevante dell'arte figurativa altoatesina del secondo Novecento. Nel corso di una vita trascorsa tra Firenze, Parigi, il Brasile e infine Milano, Karl Plattner costruisce un linguaggio pittorico personalissimo e immediatamente riconoscibile, sospeso tra una sensibilità post-cubista e gli echi dell'espressionismo mitteleuropeo.
Nella sua lettura critica dell'opera di Plattner, la storica dell'arte Gabriella Belli ha osservato come il tempo, in questa pittura, non si traduca mai in un'evidenza cronologica: forme e temi ritornano con ostinata costanza in una circolarità che somiglia più a una ricorrente urgenza esistenziale che a uno sviluppo lineare. Le sue tele nascono da una lenta sedimentazione — settimane, mesi, talvolta anni — durante la quale il fondo pittorico, lavorato e a lungo riabbandonato, lascia infine affiorare la figura quasi per rivelazione. Su questo fondo si gioca, secondo Belli, l'alternanza tra uno spazio reale, affidato al dettaglio dei corpi e degli oggetti, e uno spazio psichico, simbolico, suggerito dagli artifici del colore.
All’interno di questa ricerca, la figura femminile ha da sempre occupato un ruolo di assoluta centralità, attraversando senza soluzione di continuità l'intero arco della sua opera e, in particolare, la figura della madre occupa un posto speciale, insieme universale e intimamente autobiografico. Rimasta vedova in giovane età, la madre di Plattner si trovò a crescere da sola lui e tutti i suoi fratelli, tenendo insieme la famiglia in condizioni tutt'altro che agevoli: fu lei, con la propria determinazione, a intuire e a sostenere con decisione la vocazione artistica del giovane Karl, in un momento in cui quella scelta poteva apparire tutt'altro che scontata. Non stupisce, allora, che il tema della donna-madre ritorni più volte, in forme diverse, nell'opera dell'artista, riattivando ogni volta il ricordo di quella presenza amata.
Nello stesso spazio psichico si colloca anche l'altro grande polo del femminile in Plattner: quello, più inquieto, di Eros e Thanatos, dove il corpo della donna si carica di un'ambiguità insieme seduttiva e mortale. Il femminile, per Plattner, nasce dunque fin dall'origine come esperienza duplice — una forza capace di reggere il peso della vita e di aprire un orizzonte, ma anche una presenza che porta con sé l'ombra del desiderio e della fine — un'eredità che la sua pittura non ha mai smesso di interrogare, decennio dopo decennio.
A colpire, ancora oggi, è soprattutto l'assoluta atemporalità di questa pittura: i temi che Plattner affronta — il corpo, l'identità femminile, il passare del tempo, la fragilità e la forza che convivono in ogni età della vita — non appartengono soltanto alla società in cui l'artista si è formato, ma parlano con la stessa urgenza al pubblico di oggi, perché non raccontano un'epoca, ma una condizione umana che si rinnova, identica nella sostanza, a ogni generazione. A questa attualità dei contenuti si affianca un tratto pittorico assolutamente originale e immediatamente riconoscibile — la costruzione per fondali e piani sovrapposti, il segno che scava e insieme rivela la figura, l'equilibrio sempre calibrato tra materia e spazio psichico — una cifra stilistica che non si confonde con quella di nessun altro pittore, né tra i suoi contemporanei né tra gli artisti di oggi, e che Plattner ha saputo mantenere coerente per oltre trent'anni senza mai irrigidirsi in maniera.
La Galleria Alessandro Casciaro di Bolzano gli rende omaggio scegliendo, per attraversare l'intera sua parabola, un unico filo conduttore: la figura femminile, indagata con una costanza che percorre vent'anni di lavoro, dal 1964 al 1984, e che nella mostra si dispiega come un vero e proprio ciclo delle età della vita attraverso 11 opere selezionate tra varie collezioni private.
Il percorso espositivo, articolato nelle due sale della galleria, non procede in ordine cronologico né segue una scansione rigidamente anagrafica: gli accostamenti sono pensati per far dialogare tra loro epoche e toni diversi, in una costruzione per contrasti e risonanze che è essa stessa parte del racconto. La mostra non si propone quindi come rassegna antologica, ma come percorso critico capace di parlare anche a chi si avvicina per la prima volta a Plattner: un invito a leggere un'intera vita d'artista attraverso il tema più umano e universale che la attraversa, quello del tempo che trasforma i corpi e gli sguardi. A quarant'anni dalla sua scomparsa, Karl Plattner torna così all'attenzione del pubblico con la forza di un artista che fu, in vita, tra i protagonisti più autorevoli dell'arte italiana del secondo dopoguerra — e che, a distanza di decenni, non ha perso nulla della propria capacità di interrogare chi guarda.