11/06/2026 - 25/07/2026

Opentour 2026:La Follia che viene dall'Incanto

Dal 9 al 13 giugno 2026 torna Opentour, la manifestazione organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, in collaborazione con l’Associazione Ascom delle Gallerie d’arte Moderna e Contemporanea di Bologna e la Fondazione Zucchelli. Giunta alla sua dodicesima edizione, Opentour conferma la propria vocazione di piattaforma dedicata alla promozione dei giovani talenti dell’arte contemporanea, trasformando la città in un grande laboratorio diffuso di ricerca, confronto e sperimentazione artistica.


 


Cuore pulsante di Opentour è la rassegna Giovani talenti in galleria, a cura di Carmen Lorenzetti e Giuseppe Lufrano, che coinvolge simultaneamente 31 gallerie e spazi privati di Bologna. Questo percorso espositivo costituisce il fulcro della manifestazione, creando un dialogo diretto tra la formazione accademica e il sistema dell’arte contemporanea. Fin dalla sua nascita, infatti, Opentour promuove il rapporto tra l’Accademia di Bologna e il tessuto culturale cittadino, riconoscendo nelle gallerie un luogo privilegiato per sostenere e accompagnare le nuove generazioni nel loro percorso professionale.


 


In occasione di Opentour 2026, P420 è lieta di presentare La follia che viene dallincanto, una mostra collettiva che riunisce le visioni di dieci artisti emergenti: Asia Galeati, Federico Grilli, Yichen Li, Yunru Quan, Paolo Saputo, Enrico Scapinelli, Luisa Maija Severino, Giuseppe Urciuolo, Changchang Xu e Morigen Yan.


Sotto la guida curatoriale del prof. Luca Caccioni, l'esposizione si propone come un atto di resistenza poetica contro il "gigantismo muscolare" dell'arte contemporanea, spesso ridotta a puro spettacolo fotogenico e consumo rapido. La mostra invita lo spettatore a riscoprire la pittura e l'opera d'arte non come superficie muta, ma come una "pelle" magnetica che custodisce un contenuto invisibile ed esoterico.


Attraverso i lavori di questi dieci artisti, l'esposizione indaga quello scavo soggettivo nel proprio "capitale interiore" che affonda le radici nello sguardo dell'infanzia. È da questo incanto primordiale che scaturisce una "follia dolce e visionaria", capace di trasformare l'oggetto inanimato in un'entità dotata di anima, trasformando la frequentazione dell'arte da semplice consumo a esperienza antropologica profonda.


Dalle note del curatore: «Mi piace pensare ancora che gli oggetti inanimati abbiano unanima; unanima che si attacca alla nostra e la costringe ad amare. Mi piace pensare che la pittura sia una pelle, una superficie sotto la quale giace qualcosa di invisibile, esoterico e magnetico, qualcosa che ci obbliga allo sguardo. Credo sia impossibile insegnare larte contemporanea senza lapporto dellantropologia e senza uno scavo soggettivo del proprio capitale interiore: forse lunico capitale sul quale valga ancora la pena investire. Pur costituito da innumerevoli sedimenti, trova la sua genesi nello sguardo dellinfanzia. Uno sguardo che non è semplice stupore, ma incanto. Ed è proprio da lì che affiora una follia dolce e visionaria: quella che permette di praticare larte in tutti i sensi e in tutte le direzioni, e di frequentarla non come consumo, ma come esperienza.» - Luca Caccioni

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